28/03/07

Nonostante tutto però quell'istinto primordiale che ci spinge a vivere, a resistere, a combattere; mi fece ragionare su come poter sfuggire da quella trappola. Notai che sopra il letto della stanza c'era una griglia per il condizionamento dell'aria. La sua larga forma rettangolare sembrava proprio adatta per una fuga. Mi sentivo un pò come in un film d'azione, ma allo stesso tempo avevo paura di non poter riuscire nell'impresa, magari di rimanere incastrato o di subire chi sà quali torture, se lei fosse tornata. Salito sul letto, provai a tirare la griglia, ma era boccata molto bene. Notai che nella stanza c'era una scivania con dei casseti, allora ne scardinai uno, lo svuotai per terra e con tutta la mia forza iniziai a far forza contro la griglia. Ogni colpo era sempre più forte, e ad ogni colpo la griglia di alluminio cedeva, perdeva la sua resistenza. Finalmente il meccanismo che reggeva il tutto si sbloccò e riuscii a togliere la griglia. Tutta questa fatica però, mi aveva stremato, e il cerotto sul mio costato era diventato completamente rosso, forse la mia ferita appena rimarginata si era riaperta. Stavo perdendo molto sangue, dovevo trovare un modo per fermarlo, altrimenti non sarei riuscito a venir fuori da questa situazione. Tra le cose buttate a terra che erano nel cassetto, notai del nastro adesivo, forbici, penne, matite, garza, disinfettante, e un mini set da cucito, tipo quelli che regalano negli alberghi a cinque stelle. Avevo una sola scelta da fare, dovevo chiudere la mia ferita.

....Cap. 2

l'immagine che lo specchio rifletteva infatti,anche se poco distinta a causa delle macchie che segnavano la sua superficie,era di una porta metallica,robusta ed inviolabile,chiusa dall'esterno.
in quel momento la mia mente voltò le spalle alla ragione e affogò inesorabilmente nel panico;colto da un impeto di follia,mi fiondai verso la porta ,sbattendo e gridando con tutta la forza che mi era rimasta in corpo con la vana speranza che qualcuno potesse sentirmi e liberarmi da quella maledetta prigione.
Poi mi ricordai della luce che mi aveva svegliato quella mattina:doveva esserci una finestra in quel luogo.Le inferriate,che in un primo momento non avevo notato,distrussero nuovamente le mie speranze.In quell'istante le parole che mio padre mi aveva sempre ripetuto con un ghigno beffardo stampato in volto,sembravano vere:la speranza è l'ultima a morire,ma è la prima a prenderti per culo.

26/03/07

"Pronto" Risposi con voce convinta e anche un pò impostata; il dolore cominciava a farsi sentire. "Sì, si, prapara tutto, sarò lì a momenti" Era Anna la mia assistente, improvvisamente mi sentivo meglio, stavo tornando in mè, le cose cominciavano ad essere chiare. Tutta colpa di quella roba di bassa qualità comprata per 50€ dal mio pusher, la prossima volta che lo vedo mi sente. Cercavo di capire perchè ci fosse tutto quel sangue, il perchè del taglio, il perchè di molte cose. Ora però dovevo tornare in mè, dovevo trovare dei vestiti puliti, prepararmi e andare all'appuntamento ma, guardandomi allo specchio capii che non sarei arrivato puntuale.

22/03/07

"Ricorda: la tristezza può arrivare in qualsiasi momento. Può trovarti in qualsiasi punto dell'universo e non puoi evitarla. Quando ti ritroverai a parlare con te stesso, a riflettere, a contemplare, a soffrire per il tempo che passa; bhè allora devi sapere che ti ha trovato e che ti stà convertendo al suo partito. Oh malinconica tristezza, malinconico tempo che passa, vita che scorre, sogni che sfumano, momenti passati, persi, rimpianti, incomprensioni o forse voglia di non farsi capire...C'erano le parole, c'erano stelle che ho smesso di contare, perso nei giorni senza una ragione, nei viaggi senza ritornare...ora tu, non spiegare, tanto lo sento dove vuoi il dolore, quando la notte, griderà il mio nome, nessuno, ricorderà...abbracciami, e fammi illudere, siamo in un soffio di vento che già se ne và...combatterò per poterti riportare da mè...perchè sei un'essere speciale, e io non voglio perderti."
Il grido del mio cellulare mi fece tornare sulla terra...ero in una pozza di sangue, sangue ovunque. Oltre al taglio sulla fronte c'era un grosso cerotto sul costato destro, non capivo perchè non sentissi dolore. Non avrei mai dovuto essere qui, e forse lei non era la persona che io credevo. Mi ricordo ancora le sue parole, il dolce suono di quelle angeliche corde vocali, quando mi diceva:"...
Mi svegliai di soprassalto quella mattina.Le goccie di pioggia facevano risuonare ritmicamente l'ambiente,spoglio e squallido, e la luce che filtrava dalla finestra sporca contribuiva a rendere lo spazio ancora più angusto.Dopo i primi minuti d'inevitabile torpore,la sorpresa e lo spavento avvolsero la mia mente:quella in cui mi trovavo non era la mia stanza.Allo stato di agitazione si aggiunse l'incredibile delusione che provai realizzando che quella meravigliosa creatura che avevo ammirato e amato la notte prima,non era più li con me in quel luogo sconosciuto e non aveva lasciato nessuna traccia che potesse aiutarmi ad identificarla e frenare i miei ragionevoli dubbi:era stato solo un sogno?o forse un ricordo di quanto accaduto la sera prima,che sembrava terribilmente lontana dal quel momento?la trama di domande si infittì ulteriormente quando,guardandomi allo specchio, notai una ferita profonda e sanguinante segnare la mia fronte: era quello il motivo della mia momentanea amensia?A mente "lucida" mi accorsi che, a parte l'aurea figura della donna-angelo, non ricordavo nulla di quanto accaduto la sera prima.
Furono le uniche parole che riuscirono a spingersi fuori dalle mie labbra e la fatica fu intensa. La tiepida luce che avvolgeva le pareti in quel momento di me prigionia come mai prima, fu l’unico sollievo che attenuò la mia inibizione indotta dalla sua inesprimibile bellezza. Nessun altra donna sarebbe stata straordinariamente bella quanto lei in quella stanza, in quel momento. Il mio cuore palpitava e il silenzio assordante della mia timidezza lasciava campo libero al suo profondo tuoneggiare. I suoi diamanti mi fissavano con una tale intensità da togliermi il fiato dentro e il mio sentimento era un misto indicibile di estasi e timore. Cosa sarei riuscito a dire ancora a quell’ ibrida e meravigliosa creatura a metà tra l’angelico e la demoniaca tentazione che fa e disfa i miei sentimenti con un solo suo sguardo, un suo solo respiro, un incredibilmente leggiadro movimento del suo profumato e inebriante corpo?…

19/03/07

Inizia così, come un flusso di coscienza, un qualcosa che và ben oltre la semplice risata. Un racconto che inizia in una buia serata. Era il 1996 quando entrai in quella stanza, non era molto bella, ma sembrava accogliente. La luce di una lampadina ad incandescenza illuminava il suo viso. Era bellisima, aveva i capelli dorati, le labbra carnose, un profumo intenso. Mi guardò e mi disse: "Cosa sei venuto a fare?" Io come in estasi, ero completamente estraniato, la guardavo e non riuscivo ad esprimermi. Mi avvicinai a lei, la guardai intensamente negli occhi e le dissi con un filo di voce "Sono qui per parlarti".