l'immagine che lo specchio rifletteva infatti,anche se poco distinta a causa delle macchie che segnavano la sua superficie,era di una porta metallica,robusta ed inviolabile,chiusa dall'esterno.
in quel momento la mia mente voltò le spalle alla ragione e affogò inesorabilmente nel panico;colto da un impeto di follia,mi fiondai verso la porta ,sbattendo e gridando con tutta la forza che mi era rimasta in corpo con la vana speranza che qualcuno potesse sentirmi e liberarmi da quella maledetta prigione.
Poi mi ricordai della luce che mi aveva svegliato quella mattina:doveva esserci una finestra in quel luogo.Le inferriate,che in un primo momento non avevo notato,distrussero nuovamente le mie speranze.In quell'istante le parole che mio padre mi aveva sempre ripetuto con un ghigno beffardo stampato in volto,sembravano vere:la speranza è l'ultima a morire,ma è la prima a prenderti per culo.